Il Ponte della Maddalena a Borgo a Mozzano: storia e leggenda del Ponte del Diavolo
Lo si vede da lontano, e la prima reazione è sempre la stessa: non può stare in piedi. Il Ponte della Maddalena attraversa il fiume Serchio a Borgo a Mozzano con un'arcata centrale altissima e sproporzionata — quasi diciotto metri di altezza e una luce di quasi trentotto — affiancata da tre archi minori, completamente asimmetrici. Poco più di novanta metri di pietra che sembrano una sfida personale alla legge di gravità.
Nel Medioevo, davanti a un'opera del genere, la gente della valle trasse l'unica conclusione ragionevole: un ponte così non può averlo costruito un uomo. Da qui il nome con cui tutti lo conoscono, il Ponte del Diavolo.
La leggenda del patto
La versione più diffusa racconta di un capomastro disperato. I lavori erano in ritardo, le piene del Serchio distruggevano quello che veniva costruito, la scadenza si avvicinava. Una sera, seduto sulla riva, l'uomo si lasciò andare a bestemmie tali da evocare il diavolo in persona.
Il patto fu semplice: il ponte finito in una sola notte, in cambio dell'anima del primo essere vivente che l'avesse attraversato. Il capomastro accettò. All'alba, il ponte era lì.
Poi arrivò il rimorso. L'uomo corse dal parroco, che ascoltò la confessione e trovò la scappatoia: il mattino seguente, prima che passasse chiunque altro, sul ponte fu fatto attraversare un cane (in altre versioni un maiale che inseguiva una mela). Il diavolo, beffato, si gettò nel Serchio e non si fece più vedere.
In alcune varianti il protagonista è San Giuliano l'Ospitaliere, protettore dei viandanti. In altre il ponte è il luogo dove Lucida Mansi, nobildonna lucchese terrorizzata dall'idea di invecchiare, vendette l'anima in cambio di trent'anni di giovinezza. Sono leggende che si somigliano in mezza Europa — di "ponti del diavolo" ce ne sono in Spagna, in Francia, in Svizzera, in Portogallo — ma quello di Borgo a Mozzano resta il più celebre di tutti.
La storia vera (che non è meno interessante)
Il ponte nasce probabilmente per volontà di Matilde di Canossa, tra XI e XII secolo, per permettere a viandanti e pellegrini di attraversare il Serchio, raggiungere Lucca e immettersi sulla via Francigena diretti a Roma. La Valle del Serchio e la Garfagnana erano allora un corridoio strategico fra la Toscana e il Nord.
All'inizio del Trecento Castruccio Castracani, signore di Lucca, lo fece rifare. È probabilmente in quel cantiere che gli archi minori — forse in origine di legno — vennero ricostruiti in muratura: ed è questa, molto prosaicamente, la spiegazione dell'asimmetria che ha generato secoli di leggende. I piloni, del resto, poggiano sugli unici punti in cui il fondo del fiume offriva roccia abbastanza solida.
Il nome ufficiale arriva nel Cinquecento, da un romitorio dedicato a Santa Maria Maddalena costruito nel 1526 ai piedi del ponte, sulla riva sinistra. La statua della Maddalena che vi era custodita, attribuita alla bottega dei Della Robbia, oggi si trova nella chiesa di San Jacopo, in paese.
Il resto è storia recente: una piena devastante nel 1836 e, a fine Ottocento, l'apertura di un arco supplementare sul lato di Borgo a Mozzano per far passare la ferrovia Lucca–Aulla, che ne ha modificato per sempre il profilo originario. Durante la Seconda guerra mondiale il ponte fu minato dai tedeschi in ritirata, ma non venne mai fatto saltare.
Come visitarlo
Il Ponte della Maddalena si attraversa a piedi, è visibile in qualunque momento e non si paga nulla. Bastano venti minuti — ed è uno di quei posti in cui si finisce per restare molto più a lungo del previsto.
Qualche consiglio pratico:
La luce migliore è quella del primo mattino o della sera, quando il Serchio è immobile e il ponte si specchia nell'acqua.
La foto classica non si scatta dal ponte, ma dalla riva: scendete verso il fiume e cercate l'inquadratura dal basso.
L'arcata centrale è ripida e i gradini sono di pietra: scarpe comode.
Nelle giornate di nebbia, in autunno, il posto dà il meglio di sé. Non è un caso che la leggenda sia nata qui.
Borgo a Mozzano: cosa c'è oltre al ponte
La Linea Gotica. Sulle colline sopra il paese si conserva il tratto meglio preservato dell'intero sbarramento difensivo tedesco del 1944: bunker, gallerie, postazioni e un lungo muro anticarro in cemento armato, ancora perfettamente visibile all'ingresso dell'abitato. C'è un parco museo dedicato e si organizzano visite guidate.
Halloween. Dal 1993, la notte del 31 ottobre Borgo a Mozzano ospita quella che è considerata la più grande festa di Halloween a ingresso libero d'Italia: decine di migliaia di persone, spettacoli diffusi in tutto il paese e la rievocazione della leggenda di Lucida Mansi, il cui corteo di demoni si conclude proprio sul ponte, tra i fuochi d'artificio. Con una leggenda del genere alle spalle, era quasi inevitabile.
Il centro storico. Arcate, vicoli, la chiesa di San Jacopo con la Maddalena dei Della Robbia — e ad aprile la storica mostra mercato dell'azalea, che va avanti dal 1970.
Oltre il ponte: la Valle del Serchio
Il Ponte della Maddalena è la porta d'ingresso a una delle valli più belle e meno battute della Toscana. Risalendola si arriva a Bagni di Lucca, elegante e un po' malinconica stazione termale amata dagli inglesi dell'Ottocento; più su c'è Barga, uno dei borghi più belli d'Italia; e poi la Garfagnana vera, con la Grotta del Vento e le Alpi Apuane sullo sfondo. Lucca, con le sue mura, è a venti minuti di strada.
Come arrivare da Villa Agnolaccio
Circa un'ora d'auto: dalla villa si prende l'A11 fino a Lucca e poi la SS12, che risale la valle del Serchio. Il ponte è proprio sulla strada, all'ingresso di Borgo a Mozzano, con parcheggio nelle vicinanze.
Villa Agnolaccio: la base ideale per esplorare la Valle del Serchio
Da Villa Agnolaccio la Valle del Serchio si raggiunge in un'ora, ma soprattutto si raggiunge senza doverci dormire: si va, si guarda, si mangia bene, e la sera si torna in un posto che è tutta un'altra storia — colline, ulivi, un giardino e un silenzio che in valle non trovereste.
È il vantaggio di avere una base in una posizione come questa: da qui, nel raggio di un'ora, ci sono Lucca, la Garfagnana, la Versilia, le terme della Valdinievole e Firenze. Ogni giorno una direzione diversa, senza mai rifare le valigie.
Il consiglio, per il ponte, è di andarci presto la mattina o nel tardo pomeriggio: c'è meno gente, la luce è quella giusta, e resta tutto il tempo per una passeggiata a Lucca sulla via del ritorno.
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