Rocchetta Mattei: il castello moresco nascosto nell'Appennino

Ci sono edifici che sembrano nati da un sogno più che da un progetto. La Rocchetta Mattei, aggrappata a uno sperone di roccia sopra Riola, nell'Appennino bolognese, è uno di questi: un castello ottocentesco dove cortili andalusi, cappelle a strisce bianche e nere, torri neogotiche e scale liberty convivono senza che nessuno, evidentemente, si sia mai posto il problema.

Non è un castello medievale, anche se ne ha l'aspetto. Non è una residenza nobiliare come le altre, anche se ne ha il lusso. È l'autoritratto in pietra di un uomo solo: il conte Cesare Mattei, che qui volle costruire il centro del mondo della medicina che aveva inventato.

Chi era Cesare Mattei

Cesare Mattei (1809–1896) fu nominato conte da Pio IX nel 1847 e fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Bologna. Dopo la morte della madre, colpita da un tumore, si convinse che la medicina del suo tempo fosse impotente e cominciò a studiare da autodidatta.

Ne nacque l'elettromeopatia: un sistema di rimedi a base di erbe, granuli e "fluidi elettrici" che Mattei mise a punto e produsse proprio qui, dentro il castello. Il successo fu enorme e planetario: alla sua morte i centri di produzione dei rimedi Mattei sparsi nel mondo erano oltre duecento, e il conte era abbastanza celebre da essere citato da Dostoevskij ne I fratelli Karamazov.

Nel 1850 acquistò i ruderi della medievale Rocca di Savignano e cominciò a costruire. Non smise mai: la Rocchetta rimase un cantiere per tutta la sua vita, diretto personalmente da lui, stanza dopo stanza, torre dopo torre.

Dentro il castello: cosa si vede

La visita è un percorso dentro stili che non dovrebbero stare insieme — e invece funzionano.

  • Il Cortile dei Leoni, riproduzione in scala ridotta dell'omonimo cortile dell'Alhambra di Granada, con le maioliche arrivate da Siviglia.

  • La Cappella, ispirata alla Mezquita di Cordova, con la sua foresta di archi bianchi e neri: è l'ambiente più fotografato del castello e custodisce la tomba del conte.

  • La Sala dei Novanta, chiamata così perché Mattei sognava di festeggiarvi i novant'anni insieme a ottantanove novantenni. Morì a ottantasette.

  • La scala nobile a spirale, i corridoi, le terrazze affacciate sull'Appennino.

Il dettaglio che resta più impresso, però, ve lo racconta la guida strada facendo: qui quasi niente è ciò che sembra. I "mosaici" sono dipinti, gli archi che sembrano di marmo sono di legno e gesso, gli intarsi dei soffitti sono tela dipinta, certi soffitti sono di cartapesta. La Rocchetta è una scenografia — costruita però con un'ambizione che dà le vertigini.

Abbandono e rinascita

Alla morte del conte la Rocchetta passò al figlio adottivo Mario Venturoli Mattei e poi, nel 1959, a un commerciante del posto che la gestì come attrazione turistica, aggiungendo prigioni e pozzi che non erano mai esistiti. Negli anni Ottanta il castello venne chiuso e lasciato andare in rovina.

L'ha salvato la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, che l'ha acquistato nel 2005 e ne ha avviato il restauro. La riapertura al pubblico è del 2015. Oggi la proprietà è della Fondazione e la gestione del Comune di Grizzana Morandi: una parte del complesso è ancora in restauro, e una quota di ogni biglietto finanzia i lavori.

Come si visita: informazioni pratiche

  • Si entra solo con visita guidata, in piccoli gruppi, e la prenotazione è sempre obbligatoria: i biglietti si acquistano online sul sito ufficiale, scegliendo giorno e orario.

  • Le aperture sono concentrate nei weekend e nei giorni festivi, con turni ravvicinati e posti limitati. In alta stagione conviene prenotare con largo anticipo: i turni si esauriscono in fretta.

  • Il biglietto intero costa 12 euro, con riduzioni per i bambini e per chi arriva in treno mostrando il titolo di viaggio.

  • La visita dura circa un'ora. Meglio arrivare un quarto d'ora prima.

  • Il castello è dotato di ascensori. Non sono ammessi animali né passeggini.

(Orari e tariffe possono cambiare: una verifica sul sito ufficiale prima di partire è sempre una buona idea.)

Cosa vedere nei dintorni

La Rocchetta si presta a una gita di mezza giornata, ma la valle intorno merita il resto del tempo. A Riola c'è la chiesa di Santa Maria Assunta, unico edificio religioso progettato in Italia da Alvar Aalto: dopo il moresco del castello, il contrasto è memorabile. A Grizzana Morandi si visita la casa museo di Giorgio Morandi, e poco lontano ci sono il borgo di pietra de La Scola e il santuario di Montovolo, con la sua vista lunghissima sulla vallata.

Come arrivare da Villa Agnolaccio

La Rocchetta Mattei è a poco più di un'ora d'auto da Villa Agnolaccio, lungo la SS64 Porrettana: si sale da Pistoia verso il valico, si scende su Porretta Terme e si prosegue nella valle del Reno fino a Riola. È una strada di montagna, fatta di curve e di panorami: mettete in conto qualche minuto più di quello che dice il navigatore, e non ve ne pentirete.

C'è poi l'alternativa su rotaia, che forse è la più bella. La storica ferrovia Porrettana collega Pistoia a Bologna dal 1864 e ferma a Riola: dalla stazione al castello ci sono poco più di un chilometro in leggera salita, un quarto d'ora a piedi. E chi arriva in treno ha diritto al biglietto ridotto.

Villa Agnolaccio: la base perfetta per una giornata sull'Appennino

Villa Agnolaccio si trova sulle colline di Pistoia, dalla parte giusta dell'Appennino per una giornata come questa: abbastanza vicina da rendere la gita semplice, abbastanza lontana da restituirvi la sera un'atmosfera completamente diversa — quella degli ulivi, del giardino, del silenzio.

Il ritmo ideale è lento: partenza dopo colazione, visita guidata a metà mattina o nel primo pomeriggio, pranzo in una trattoria dell'Appennino bolognese, rientro alla villa quando la luce si abbassa sulle colline.

È il tipo di giornata che funziona meglio quando non c'è nessuna fretta di tornare. E una residenza d'epoca con un grande giardino, alla fine di una strada di collina, è esattamente il posto in cui non si ha fretta di niente.

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