Porretta Terme: acque termali, sorgenti sotterranee e musica soul
uperato il valico sopra Pistoia, la strada scende in Emilia e il paesaggio cambia: castagneti, case in sasso, il fiume Reno stretto tra le montagne. In fondo alla discesa c'è Porretta Terme, un paese che tiene insieme due anime che a prima vista non c'entrano niente l'una con l'altra — duemila anni di acque termali e il più importante festival soul d'Europa.
Duemila anni di acqua calda
Le sorgenti di Porretta erano già note ai Romani, e la loro fama non si è mai spenta. Dal sottosuolo dell'Appennino sgorgano acque sulfuree e salsobromoiodiche da quattordici sorgenti diverse: ricche di zolfo, iodio e bromo, sono usate da secoli per l'apparato respiratorio, quello locomotore, la circolazione e la pelle.
La leggenda locale dice che il merito sia di un bue malato, guarito dopo aver bevuto dalla sorgente: il bue è ancora oggi il simbolo della cittadina. Fino al 1931 il paese si chiamava Bagni della Porretta, e nell'Ottocento visse la sua stagione d'oro, quando i grandi alberghi e gli stabilimenti in stile liberty attiravano l'aristocrazia e la borghesia di mezza Europa. Passeggiando oggi tra i padiglioni si leggono ancora, uno sopra l'altro, tutti quei decenni.
Le terme oggi
Lo stabilimento è a pochi passi dal centro. L'ingresso all'area benessere dà accesso alla piscina termale salsobromoiodica, al percorso vascolare con il fondo in ciottoli di fiume, alla sauna e alla zona relax: è la classica mezza giornata di day use, senza bisogno di soggiornare.
Accanto, funziona a pieno regime la parte curativa e sanitaria: inalazioni, fanghi, bagni termali, riabilitazione, anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Le terme sono aperte tutti i giorni; nei periodi di grande affluenza conviene prenotare.
Le sorgenti sotterranee: la parte che quasi nessuno conosce
Questa è la sorpresa. Nel 1884, per collegare due stabilimenti termali e nella speranza di trovare nuove sorgenti, venne scavato nella roccia un cunicolo che ancora oggi si può percorrere — con casco, accompagnati da una guida.
Dentro ci sono le sorgenti vive: la Puzzola, la Porretta Nuova (27–28 °C, ricchissima di idrogeno solforato e metano), e infine la Porretta Vecchia, la sorgente già nota ai Romani, calda e cristallina. Lungo il percorso si vedono vene di grafite, cristalli di quarzo, concrezioni di sali che ricamano la roccia, e un piccolo laghetto d'acqua dolce, immobile nel buio, di cui nessuno sa più a cosa servisse.
La visita guidata dura circa due ore, comprende il parco e gli stabilimenti storici e si conclude, molto giustamente, con l'assaggio delle due acque. Serve prenotare: i turni sono pochi e i gruppi piccoli.
Il paese del soul
Nel 1988 Graziano Uliani, appassionato di musica nera, decise di organizzare a Porretta un festival in onore di Otis Redding. Doveva essere un episodio isolato. Da allora sono passate quasi quaranta edizioni, e Porretta Terme è diventata quello che gli americani chiamano la vetrina europea del Memphis Sound: sul palco si sono avvicendati Solomon Burke, Wilson Pickett, Isaac Hayes, Rufus e Carla Thomas, Percy Sledge, Booker T. & the M.G.'s, Mavis Staples.
Il Porretta Soul Festival si tiene ogni anno a luglio al Rufus Thomas Park, e il paese porta i segni di questa storia tutto l'anno: c'è una via intitolata a Otis Redding, il Solomon Burke Bridge, un vicolo dedicato a Sam Cooke, quindici murales che raccontano le leggende della black music lungo le strade del centro, e un Soul Museum. Porretta è oggi ufficialmente gemellata con Memphis.
Anche fuori dai giorni del festival, seguire i murales dal ponte fino al parco è una passeggiata piacevolissima — e piuttosto surreale, in un paese di montagna dell'Appennino.
Il centro e i dintorni
Il centro storico si sviluppa tra il Reno e il Rio Maggiore, con piazze colorate e una lunga scalinata che sale alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, da cui si abbraccia tutto il paese dall'alto. Poco fuori, oltre il fiume, c'è il santuario della Madonna del Ponte, che custodisce una curiosità unica in Italia: il Sacrario del Cestista, cappella dedicata alla Madonna protettrice dei giocatori di basket.
Salendo verso la montagna si trovano Castelluccio (900 metri, con il suo castello e i sentieri che partono dal borgo), il santuario della Madonna del Faggio immerso in una faggeta, i paesi di pietra di Granaglione e Lustrola, e il parco didattico del castagno a Varano. La rete di sentieri del CAI, qui, è vastissima.
A tavola
Cucina di montagna, senza fronzoli: crescentine con salumi e formaggi, zampanelle (una cialda sottilissima e croccante, condita con la cunza — un battuto di lardo, aglio e rosmarino — e una spolverata generosa di parmigiano), necci di farina di castagne, zuccherini montanari. E, per chiudere, la birra artigianale alla castagna prodotta a Granaglione.
Come arrivare da Villa Agnolaccio
Porretta Terme è a circa 45 minuti d'auto da Villa Agnolaccio: si prende la SS64 Porrettana, si sale verso il valico sopra Pistoia e si scende dall'altra parte, in Emilia. Sono una quarantina di chilometri di strada di montagna, curve comprese.
Ma c'è un modo più bello, ed è il treno. La ferrovia Porrettana, inaugurata nel 1864, fu la prima ferrovia a valicare l'Appennino e resta un capolavoro di viadotti e gallerie: da Pistoia si arriva a Porretta in poco meno di un'ora, attraversando Piteccio, Pracchia, Molino del Pallone. Se dovete andare alle terme e non volete guidare al ritorno, è la scelta giusta.
Villa Agnolaccio: la base perfetta per una giornata alle terme
C'è una logica precisa nel combinare una giornata a Porretta con un soggiorno a Villa Agnolaccio: l'acqua termale vi rimette in sesto, la villa vi permette di far durare quella sensazione fino a sera e oltre.
Villa Agnolaccio è sulle colline di Pistoia, a quarantacinque minuti dalle terme: abbastanza vicina perché la gita non sia mai un impegno, abbastanza lontana da avere un'atmosfera del tutto diversa — quella del giardino, degli ulivi, del silenzio delle colline toscane.
Il programma migliore è anche il più semplice: la mattina in piscina termale o nelle gallerie delle sorgenti, il pranzo in una trattoria dell'Appennino, il pomeriggio lento sulla strada del ritorno e la sera alla villa, senza fare niente. Che poi, spesso, è esattamente il motivo per cui si parte.
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