Montelupo Fiorentino e le ceramiche maioliche: la fornace di Firenze e il legame con i Medici
Nel 1509 la bottega di Lorenzo di Piero Sartori, a Montelupo Fiorentino, decorò un bacile largo 38 centimetri con putti, delfini, cornucopie e granchi, su fondi blu, arancio e di un rosso cupo quasi sanguigno. Oggi quel pezzo, il Rosso di Montelupo, è il simbolo del Museo della Ceramica. Racconta bene che cosa fu questo paese sull'Arno tra Quattrocento e Seicento. Era la fornace di Firenze, il luogo da cui partivano le ceramiche maioliche per le tavole delle famiglie fiorentine, le farmacie dei conventi e i porti di mezza Europa. Resta una domanda. I Medici commissionavano davvero le maioliche di Montelupo? La risposta breve è sì, con qualche distinguo.
Perché proprio Montelupo
Montelupo Fiorentino sorge dove la Pesa si getta nell'Arno, all'inizio del Valdarno inferiore. Alla fine del Duecento i vasai lavoravano già qui, e le mura del castello fiorentino risalgono al 1348. La svolta arrivò nel 1406, quando Firenze conquistò Pisa e con lei lo sbocco al mare. Da quel momento l'Arno portò le stoviglie di Montelupo fino ai porti di Pisa e, più tardi, di Livorno.
Il periodo d'oro cadde tra il 1480 e il 1510. Intorno al 1500 in paese lavoravano più di cinquanta fornaci, e Montelupo diventò la fornace di Firenze, un po' come Deruta per Perugia.
Nel settembre 1490 il mercante fiorentino Francesco Antinori firmò con ventitré vasai di Montelupo un contratto che gli garantiva per tre anni l'intera produzione delle loro botteghe, destinata alla vendita all'estero. I prezzi cambiavano secondo la qualità, dalla maiolica ordinaria ai tipi "damaschini" ispirati alla Spagna e all'Oriente, fino al "vantaggino", la nuova policromia rinascimentale. Frammenti di Montelupo sono emersi negli scavi di Londra, Southampton e Amsterdam, e perfino in siti archeologici dell'America centrale e delle Filippine.
I Medici commissionavano le maioliche di Montelupo?
Sì. Il Museo della Ceramica indica la famiglia Medici tra i principali committenti delle botteghe di Montelupo, e le palle medicee compaiono spesso su piatti, boccali e fiasche. Serve però un distinguo. Lo stemma della famiglia al potere, a volte, era soltanto un omaggio generico, e da solo non prova una commissione diretta.
Alcuni pezzi parlano chiaro. Le fiasche con gli stemmi uniti di Ferdinando I e Cristina di Lorena risalgono agli anni tra il 1589 e il 1602. Dal Pozzo dei Lavatoi, lo scavo da cui è nato il museo, viene un piatto con decoro a grottesche e stemma mediceo databile al 1510–1515.
Accanto ai Medici ordinavano a Montelupo anche gli Strozzi, i Pucci, i Corsini e i Pandolfini. Per i matrimoni tra grandi famiglie si commissionavano servizi interi, centinaia di pezzi dipinti con gli stemmi dei committenti. Compravano qui pure le istituzioni: le spezierie dei conventi di Santa Maria Novella e San Marco, gli ospedali di Santa Maria Nuova a Firenze e di Santa Chiara a Pisa, la spezieria di Santa Fina a San Gimignano.
Alla fine del Quattrocento due vasai di Montelupo, Piero e Stefano di Filippo, si trasferirono nel castello mediceo di Cafaggiolo, nel Mugello, e vi aprirono una bottega. I loro discendenti, i Fattorini, continuarono a lavorare sui modelli di Montelupo. Qualche decennio dopo il granduca Francesco I cercò qualcosa di ancora più raro. Tra il 1575 e il 1587, nel Casino di San Marco a Firenze, la sua manifattura produsse la prima imitazione europea riuscita della porcellana cinese bianca e blu. L'inventario del 1588 ne contava 310 pezzi, e oggi ne sopravvivono una sessantina o poco più.
A Montelupo i Medici avevano anche una residenza. Dal 1587 Ferdinando I trasformò in villa l'Ambrogiana, alla confluenza tra Pesa e Arno. Più tardi Cosimo III vi fece arrivare i dipinti di piante e animali di Bartolomeo Bimbi e Andrea Scacciati. Dal 1886 all'inizio del 2017 la villa ospitò il manicomio criminale, poi ospedale psichiatrico giudiziario. Oggi non è aperta regolarmente. Nel 2025 il Ministero della Cultura ha trasmesso al Comune la bozza di un accordo, con la Regione, per restaurarla e restituirla all'uso pubblico.
Il Museo della Ceramica
Il museo ha aperto il 24 maggio 2008 in un ex edificio scolastico di piazza Vittorio Veneto ed espone più di mille ceramiche. Gran parte della collezione viene da cinquant'anni di scavi urbani. Molti pezzi sono scarti di fornace: piatti venuti male in cottura, gettati via dai vasai e ritrovati secoli dopo.
Lo scavo decisivo risale al 1973. Durante i lavori nel borgo più antico emerse il Pozzo dei Lavatoi, un vecchio pozzo riempito di frammenti di maiolica. Da quel materiale è partita la ricostruzione della cronologia delle botteghe.
Il Rosso di Montelupo arrivò per un'altra strada. Il bacile del 1509 apparteneva al banchiere parigino Gustave de Rothschild, morto nel 1912, passò poi a un antiquario e all'inizio degli anni Duemila fu acquistato per il museo. Tra le vetrine cercate anche gli "arlecchini" del Seicento, piatti da parata con figure caricaturali su fondo giallo.
Cèramica 2026, la festa di dicembre
Da oltre trent'anni Montelupo lega la propria identità a una festa della ceramica. Nel 2026 la manifestazione, che oggi si chiama Cèramica, occupa tre fine settimana di dicembre: 5–8, 12–13 e 19–20 dicembre. Il tema, "Fabbrica Novecento", mette le produzioni industriali del secolo scorso accanto al lavoro di artisti contemporanei italiani e stranieri.
Il programma comprende la mostra-mercato, con una sezione per i professionisti e una per gli amatori, e la mostra storica "Ceramica tra arte e industria" sulla Firenze degli anni Cinquanta e Sessanta. Ci sono poi il premio internazionale Open Studio, i laboratori alla Scuola di Ceramica, le visite guidate e le attività per le famiglie.
Informazioni pratiche
Distanza da Villa Agnolaccio: circa 50 km, 45 minuti d'auto.
Museo della Ceramica: piazza Vittorio Veneto 10/11. Da martedì a domenica 9–19, lunedì 14–19, ultimo ingresso alle 18. Intero 6 €, ridotto 4 €, biglietto valido anche per il Museo Archeologico; ingresso gratuito la prima domenica del mese. Orari e tariffe possono cambiare, quindi controllate la .
Cèramica 2026: 5–8, 12–13 e 19–20 dicembre, .
Villa dell'Ambrogiana: non aperta regolarmente; le eventuali aperture straordinarie sono annunciate dal .
Da abbinare: Vinci e i luoghi di Leonardo sono vicini, e nella stessa zona c'è San Miniato. Per una giornata in città c'è la guida a Firenze in giornata da Pistoia.
Villa Agnolaccio, la base per il Valdarno della ceramica
Villa Agnolaccio si trova a circa 45 minuti d'auto da Montelupo Fiorentino, sulle colline a tre chilometri dal centro di Pistoia. La nostra villa risale ai primi del Settecento, proprio quando le fornaci di Montelupo si lasciavano alle spalle la loro stagione migliore. Potete passare la mattina al museo, pranzare in paese e fermarvi a Vinci prima di rientrare tra il giardino e l'uliveto. Da qui Firenze e Lucca sono a circa un'ora di strada.