Le Balze di Volterra: la frana che si mangia una città etrusca
Le Balze di Volterra: la frana che si mangia una città etrusca
A Volterra il paesaggio si porta via la città, pezzo per pezzo. Sul fianco della collina, tra la Val di Cecina e la Valdera, si aprono le Balze. Sono pareti verticali di sabbia e argilla alte decine di metri, con i calanchi che scendono verso la campagna. Sotto quelle pareti sono finite la più grande necropoli etrusca della città, chiese, monasteri e strade. L'erosione continua, lentamente, ancora oggi. Da Villa Agnolaccio è la gita in giornata più lunga, un'ora e quaranta d'auto, e vale una giornata intera.
Che cosa sono le Balze
La spiegazione sta in due strati di terreno sovrapposti. Sopra ci sono le sabbie permeabili della Formazione di Villamagna, sotto le argille della Formazione delle Argille Azzurre. L'acqua di pioggia attraversa in fretta le sabbie, arriva alle argille e le consuma. Quando il sostegno cede, il blocco superiore crolla di colpo e lascia una parete verticale: è la morfologia che dà il nome al posto.
L'area protetta come geotopo misura 88,86 ettari. I tentativi di fermare il fenomeno iniziarono in epoca granducale e proseguirono nell'Ottocento, con opere murarie che non hanno dato risultati. Il rimboschimento ha rallentato l'erosione, senza fermarla.
Quello che le Balze hanno inghiottito
L'elenco delle perdite è lungo. La necropoli etrusca più estesa di Volterra è scomparsa quasi del tutto. Restano poche tombe sul terreno vicino alla Badia e nel piano della Guerruccia. Le urne che si vedono oggi al Museo Guarnacci vengono in gran parte da lì. All'inizio dell'Ottocento una frana improvvisa si portò via un lungo tratto delle mura etrusche e molte case.
C'è anche una chiesa sostituita da un'altra. La vecchia San Giusto in Botro stava sopra le tombe dei santi Giusto e Clemente. La tradizione ne fa risalire le origini a due cappelle del VI secolo, poi ricostruite e rinnovate intorno all'anno Mille dentro un monastero benedettino. Quando il terreno cedette, la parrocchia dovette ricominciare da capo. La nuova chiesa di San Giusto fu avviata il 28 ottobre 1628, su progetto di Giovanni Coccapani. La realizzò il suo allievo Ludovico Incontri, e fu consacrata nel 1775.
Accanto resta la Badia Camaldolese di San Giusto e Clemente, un complesso le cui origini risalgono all'XI secolo. I camaldolesi la tennero dal 1113 al 1808, i benedettini tornarono dal 1816 al 1846. I monaci la lasciarono a metà Ottocento, dopo un terremoto e con le Balze che avanzavano. Il chiostro e il refettorio si sono conservati bene. Oggi la Badia è di nuovo visitabile, con orari stagionali e ingresso gratuito, ma le informazioni cambiano spesso: chiedete al Consorzio turistico di Volterra, allo 0588 86099.
Come arrivarci, e dove non avvicinarsi
Dal centro si esce da Porta San Francesco, la più grande delle porte di Volterra, e si prende a sinistra Borgo Santo Stefano. La strada attraversa un quartiere di case basse e continua verso Borgo San Giusto, dove si arriva al ciglio delle Balze e alla chiesa nuova. Chi preferisce non camminare può prendere il bus che da Piazza Martiri va verso Borgo San Giusto, con una decina di corse al giorno. L'alternativa è arrivare in auto e parcheggiare lassù.
Sul posto trovate cartelli che invitano alla massima cautela. Il bordo è instabile per definizione, quindi non conviene sporgersi per cercare la fotografia più spettacolare. La luce migliore, comunque, arriva nel tardo pomeriggio, quando il sole batte di lato sulle pareti. Vicino alle Balze c'è anche il Masso di Mandringa, una sorgente a cui le leggende locali legano i raduni delle streghe.
Volterra in mezza giornata
La città sta a 531 metri di quota, e si gira a piedi. Le mura etrusche, tradizionalmente datate al IV secolo a.C., corrono per oltre sette chilometri. Porta all'Arco appartiene a quella cinta: sull'arco restano tre teste in pietra molto consumate, e il loro significato non è noto con certezza.
Fuori dalle mura medievali, nell'area di Vallebuona, c'è il teatro romano della fine del I secolo a.C., finanziato dalla famiglia Caecina e scavato negli anni Cinquanta del Novecento. Il teatro fu abbandonato alla fine del III secolo, e sopra una parte della struttura vennero costruite delle terme. D'estate l'area ospita un festival teatrale, con date che cambiano ogni anno.
Il Museo Etrusco Guarnacci è il motivo per cui molti arrivano a Volterra. Fu fondato nel 1761, quando l'abate Mario Guarnacci donò alla città la sua collezione: oltre seicento urne funerarie e una biblioteca di più di cinquantamila volumi. Dopo un lungo restauro il museo ha riaperto il 9 agosto 2022. Dentro ci sono l'Ombra della Sera, il bronzo allungato di 57,5 centimetri del III secolo a.C., e l'Urna degli Sposi, in terracotta del I secolo a.C.
Restano il Palazzo dei Priori duecentesco e il Duomo romanico, con il battistero ottagonale della seconda metà del Duecento. C'è poi l'alabastro, lavorato qui dall'epoca etrusca e raccontato nell'Ecomuseo dell'Alabastro di Palazzo Minucci-Solaini.
Volterra, i Volturi e un equivoco da chiarire
A Volterra arrivano anche i lettori di Twilight. Stephenie Meyer ambientò qui la città dei Volturi, dopo aver cercato sulla mappa un borgo toscano con una torre dell'orologio.
Il film però è stato girato altrove. Le scene di New Moon ambientate a Volterra furono realizzate a Montepulciano, in Piazza Grande e al Palazzo del Comune. La fontana che si vede nella piazza fu costruita per l'occasione, in legno e cartapesta. Chi cerca i luoghi del film deve quindi andare a Montepulciano; chi viene a Volterra trova la città etrusca, che è un'altra cosa e viene da molto più lontano.
Informazioni pratiche
Distanza da Villa Agnolaccio: circa 110 km, un'ora e quaranta d'auto.
Museo Guarnacci: dall'8 marzo al 1° novembre tutti i giorni 10-18.30; dal 2 novembre all'8 marzo lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 10-16, sabato e domenica 10-18.30, martedì chiuso. Biglietto 10 € intero, 8 € ridotto, 6 € per gruppi di almeno dieci persone.
Volterra Card: 23 € intero, 18 € ridotto, 32 € la familiare, valida 72 ore. Comprende Pinacoteca, Museo Guarnacci, Ecomuseo dell'Alabastro, Palazzo dei Priori, Museo Diocesano d'Arte Sacra, teatro romano e acropoli etrusca.
Verificate prima di partire: la pagina ufficiale degli orari non indica l'anno di riferimento, quindi controllate museidivolterra.com o chiamate il 0588 87580.
Badia Camaldolese: aperture stagionali e gratuite, da confermare con il Consorzio turistico (0588 86099).
Da abbinare: San Gimignano è a mezz'ora di strada e merita un giorno a sé, mentre San Miniato sta sulla via del ritorno verso Pistoia.
Villa Agnolaccio, la base per la Toscana a sud dell'Arno
Villa Agnolaccio si trova sulle colline a tre chilometri dal centro di Pistoia. Volterra è la gita più lontana tra quelle che si fanno in giornata da qui, quindi conviene partire presto e mettere in programma una sola città. Al ritorno, la sosta a San Miniato accorcia la strada e aggiunge un borgo. La nostra villa del primo Settecento, con il giardino e l'uliveto, è il posto dove far decantare una giornata così.